MILANO – Sembra che anche nel nostro Paese i medici inizino a prendere seriamente in cosiderazione l’ipnosi. All’Ospedale Niguarda di Milano, infatti, l’ipnosi è entrata a pieno titolo in sala operatoria.
Una paziente di 82 anni, “sotto i ferri” per la sostituzione di una valvola cardiaca, non ha potuto essere sedata alla maniera classica a causa di una sofferenza polmonare.
Si è ricorso dunque al’ipnosi, unita a una leggera anestesia locale.
In questo caso si parla – come i francesi insegnano (vedi Brainfactor 12/5/2015) – di “ipnosedazione”, cioè di un uso dell’ipnosi a sostituzione dell’anestesia generale mentre un farmaco topico viene comunque applicato alla parte su cui si deve intervenire.
L’anestesiologa e dirigente medico del Niguarda Sandra Nonini spiega ad Agenzia Italia:
“Ho fatto concentrare la paziente e l’ho portata a lavorare sulla respirazione, quindi l’ho invitata a immaginare un luogo sicuro; nello stato di trance abbiamo potuto completare l’intervento grazie a uno stato di immobilità tenuto dall’inizio alla fine della procedura”.
La paziente al risveglio ha detto di non avere sentito alcun dolore, né fastidio. Anzi, ha tenuto a precisare che ha rievocato ricordi dell’infanzia, “in cui correva tra i prati, ricordando il profumo vivo dei limoni selvatici e altre esperienze molto piacevoli”.
“Il ricorso all’ipnosi – dice Nonini – non è praticabile per tutte le tipologie di procedure, ma in ogni modo il paziente in ipnosi mantiene il controllo di sé e percepisce ciò che accade nell’ambiente circostante”.
“Il paziente – assicura l’anestesiologa – riesce a sfruttare abilità che il suo cervello già possiede ma che da sveglio non è in grado di utilizzare, per innalzare ad esempio la soglia del dolore, tenere l’ansia sotto controllo, mantenere l’immobilità: e un minore ricorso a farmaci sedativi implica tempi di ripresa più rapidi”.
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