“L’ipnosi ha molte applicazioni cliniche utili, ma i miti che ancora circolano le impediscono di essere usata al suo pieno potenziale”.
Parola di Steven Jay Lynn, professore di psicologia alla Binghamton University di New York, che ha appena pubblicato un articolo a tema sulla rivista BJPsych Advances della Cambridge University Press.
Intanto, dice Lynn, le persone non “perdono il controllo”; non si tratta infatti di uno “stato speciale” in cui magicamente entrano ed escono, ma di una progressiva “modulazione della propria consapevolezza, percezione e cognizione”.
Non esistono poi persone completamente ipnotizzabili e altre no: “c’è un’ampia variabilità tra i soggetti, che possono infatti rispondere in modo più o meno intenso ad alcuni stimoli e non ad altri”, spiega il ricercatore americano.
Gli effetti dell’ipnosi inoltre non sono semplici “suggestioni”, perché hanno un risvolto neurofisiologico dimostrato con gli strumenti di neuroimaging (risonanza magnetica, EEG ecc.), consistente con l’esperienza in parola.
Importante ricordare infine che la c.d. “ipnosi regressiva” può generare “false memorie”, in quanto il nostro sistema mnestico è una continua rielaborazione delle informazioni immagazzinate nei diversi periodi della vita.
Per cui, il consiglio è sempre quello: stare lontani da improvvisati “maghi o stregoni” e affidarsi con fiducia soltanto a professionisti abilitati; in Italia, medici e psicologi specialisti in ipnosi clinica.
Per maggiori informazioni sull’ipnosi e le sue applicazioni è possibile consultare le nostre risorse gratuite disponibili nella sezione https://ipnosiclinicaroma.it/risorse/
Reference:
Madeline V. Stein, Steven Jay Lynn and Devin B. Terhune, “Reconciling myths and misconceptions about hypnosis with scientific evidence”, BJPsych Advances, First View, pp. 1 – 2 DOI: https://doi.org/10.1192/bja.2023.30
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