Lo studio porta la firma di Donato Giuseppe Leo, Riccardo Proietti e Davide Bruno, tutti in forza all’Università di Liverpool (UK), ed è pubblicato in Open Access su Frontiers in Psychology.

È una rassegna sistematica di lavori sperimentali recentemente condotti da ricercatori di tutto il mondo che hanno valutato l’efficacia dell’ipnosi sia nel contesto delle abilità cognitive che dei disturbi cardiovascolari, in particolare nel recupero e nel potenziamento della memoria.

In realtà non è un novità che le prestazioni cognitive, memoria inclusa, siano influenzate non solo dallo stress emotivo, ma anche da deficit dell’attenzione e da declino cognitivo dovuto a varie condizioni fisiologiche.

E l’ipnosi, grazie alla sua dimostrata capacità di ridurre l’attività del “simpatico” aumentando al contempo quella del “parasimpatico” (entrambi parte del sistema nervoso autonomo, ma con effetti opposti), “può prevenire alcuni disturbi cardiovascolari, quali l’ipertensione, con effetti positivi sulla salute del cervello e riduzione del rischio di declino cognitivo”, spiegano gli autori.

Il diagramma di flusso di Leo DG et al. (2025) mostra l’azione dell’ipnosi su tre canali principali: sistema nervoso autonomo (con risultato l’aumento della performance cognitiva), pressione sanguigna (con risultato la diminuzione del rischio di declino cognitivo, grazie a una riduzione della pressione stessa), memoria (con risultato l’aumento della performance cognitiva, grazie al fenomeno dell’ipermnesia).

L’ipnosi può inoltre aiutare a modificare comportamenti e cattive abitudini per ridurre – in questo caso in modo indiretto, ma altrettanto vantaggioso – una serie di “fattori di rischio” associati ai disturbi cardiovascolari. Parliamo ad esempio di alimentazione non corretta, insufficiente esercizio fisico, assunzione di sostanze dannose all’organismo: “suggestioni” motivazionali e appropriate “ancore” sono in grado di creare automatismi funzionali utili alla prevenzione.

Inoltre con l’ipnosi è possibile potenziare direttamente l’apprendimento e la memoria (“ipermnesia”), con effetti di lungo periodo riscontrati in numerosi studi condotti su studenti universitari e sulla popolazione generale. Allo stesso modo è anche possibile indurre “amnesia funzionale post-ipnotica”, mediante “interferenze indotte nello stato ipnotico nel sequenziamento temporale durante il processo di rievocazione”.

Insomma, si può fare in linea di massima quel che si desidera. Come aveva messo in chiaro il nostro Marco Mozzoni nel capitolo di chiusura del fortunato libro “Ipnosi in pillole” (Armando Editore, 2018) dal titolo significativo “Ipnosi per il potenziamento umano”:

“… ora che hai qualche conoscenza in più di come funzioni puoi potenziarti come meglio credi. Lavora sul tuo corpo, sperimenta, modifica, potenzia. Osserva i risultati che ottieni giorno per giorno o quando meno te lo aspetti. Il bello dell’ipnosi è proprio questo insegnamento di presenza, di presenza in senso pieno… <<e fuori c’è tutto un mondo da scoprire, sul quale si può intervenire>>”.

Lo studio

Leo DG, Bruno D and Proietti R (2025), “Remembering what did not happen: the role of hypnosis in memory recall and false memories formation”. Front. Psychol. 16:1433762. doi: 10.3389/fpsyg.2025.1433762

https://www.frontiersin.org/journals/psychology/articles/10.3389/fpsyg.2025.1433762/full

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