Uno studio dell’Istituto di Sanità e Ricerca Medica francese (INSERM) in pubblicazione su Complementary Therapies in Medicine (Mamoune et al., 2022) fa il punto sull’efficacia clinica dell’ipnosi nel trattamento dell’insonnia.
In Europa, spiegano i ricercatori, il disturbo interessa dal 6% al 19% della popolazione (una persona su cinque), associandosi spesso a condizioni di lungo termine come le malattie cardiovascolari, i disturbi dell’umore, obesità, diabete e isolamento sociale.
La Francia è il secondo consumatore europeo di benzodiazepine (BDZ), generalmente prescritte per il trattamento dell’insonnia acuta, e la ricerca di terapie alternative è all’ordine del giorno dell’agenda sanitaria, essendo questi farmaci “a rischio potenziale di disturbi psichiatrici e comportamentali”.
Inoltre è noto che “l’effetto terapeutico delle BDZ tende a ridursi nell’arco di 2-4 settimane in ragione dello sviluppo di tolleranza dell’organismo alla molecola, con conseguente possibile dipendenza fisica e psichica dei pazienti”.
L’ipnosi è una terapia non farmacologica “veloce da somministrare e agevole da introdurre nella pratica medica” assicurano i francesi riportando i risultati di diverse rassegne sistematiche che presentano risultati positivi in gran parte degli studi analizzati.
Di solito viene usata individualmente, ma anche in sessioni di gruppo; le sessioni possono durare dai dieci minuti all’ora e mezza; il numero medio di incontri necessari va dai due ai sei, con durata complessiva dell’intervento di quattro settimane.
In diversi studi i clinici hanno usato “una varietà combinata di tecniche”, mentre altri hanno preferito “suggestioni specifiche per addormentarsi e la c.d. regressione di età”; alcuni protocolli hanno previsto tecniche di “visualizzazione” e di “focalizzazione”, altri modalità c.d. “dissociative”.
Altri ancora, in funzione degli interessi e delle caratteristiche del paziente, hanno arricchito l’armamentario con metafore personalizzate, “adattando il metodo alla sua storia, ai suoi sintomi e ai suoi stili di comunicazione”.
Molto efficace è risultata l’autoipnosi, insegnata ai pazienti per “fare da sé al bisogno” e per prevenire gli stati d’ansia, tra i fattori scatenanti dell’insonnia. Infine, alcuni studi hanno dimostrato “la maggiore efficacia dell’ipnosi rispetto alle stesse terapie farmacologiche”.
Lo studio:
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