Ipnobioma, la nuova frontiera dell’ipnosi

“Il microbiota intestinale sta emergendo come una nuova, efficace prospettiva terapeutica”.

Tra le varie opzioni di trattamento, “gli interventi psicologici, inclusa l’ipnosi, sono stati utilizzati per modulare lo psicobioma e il suo analogo ipnotico, l’ipnobioma”.

A parlare è il prof. Giuseppe de Benedittis, vicepresidente della Società Italiana di Ipnosi, già direttore del Centro del dolore dell’Università degli Studi di Milano, in un articolo scientifico pubblicato in apertura dell’ultimo numero della Rivista Italiana di Ipnosi Clinica e Sperimentale.

“Una crescente evidenza infatti – prosegue il professore – suggerisce che l’asse intestino-cervello possa svolgere un ruolo chiave nelle condizioni di salute e malattia attraverso una rete di comunicazioni bidirezionali che coinvolge percorsi neurali e immunoendocrini”.

Secondo de Benedittis, disturbi gastrointestinali funzionali, sindromi dolorose croniche (emicrania, mal di schiena, fibromialgia, osteoartrite ecc.), condizioni neurologiche e mentali sarebbero riconducibili a una “disbiosi del patobioma intestinale”.

Il microbiota intestinale (microorganismi naturalmente presenti nell’intestino) è in grado non solo di “modulare la percezione del dolore e influenzare la risposta al dolore viscerale e al dolore da cause periferiche” ma anche di influenzare le funzioni cognitive, l’umore e le emozioni.

Svolgerebbe “un ruolo cruciale nell’eziologia dei disturbi d’ansia, come il disturbo ossessivo compulsivo, il disturbo da stress post-traumatico e gli attacchi di panico” e risulterebbe “alterato” anche nei disturbi neurodegenerativi (Alzheimer, Parkinson) e del neurosviluppo (autismo ecc.).

Nella medicina e nelle scienze si sta assistendo a un vero e proprio cambio di paradigma, afferma il professore milanese sottolineando come “la struttura e le funzioni del cervello possono essere modulate dall’intestino e, per converso, il cervello può regolare il microambiente intestinale e la composizione del microbiota”.

Un nuovo e promettente campo di ricerca e di applicazione clinica è rappresentato oggi dalla psicogastroenterologia, disciplina che, focalizzandosi proprio sul c.d. “asse microbiota intestino cervello”, rende disponibili innovativi interventi non farmacologici per il trattamento di molti disturbi considerati “cronici”.

Tra questi, la Gut Hypnosis Therapy (“ipnositerapia intestinale”) è un approccio dimostratosi efficace nel miglioramento della sindrome dell’intestino irritabile, sia a livello di riduzione diretta dei sintomi, sia sul versante della qualità di vita dei pazienti, con diminuzione di ansia e depressione.

Modulando il sistema nervoso autonomo, spiega de Benedittis, l’ipnosi è in grado di “riequilibrare il rapporto simpatico / parasimpatico e aumentare l’attività parasimpatico vagale”, provocando “uno stato di rilassamento associato alla modulazione della fisiologia gastrointestinale”, con una “probabile azione sullo psicobioma”.

Nel caso clinico riportato nello studio è stata osservata “una significativa diminuzione dei prevalenti taxa microbici patologici, concomitante con un aumento dei taxa positivi”. L’ipnobioma può dunque a buon diritto rappresentare “una nuova frontiera avanzata dell’ipnositerapia”.

Lo studio:

G. de Benedittis, “Ipnobioma: una nuova frontiera dell’ipnositerapia? Uno studio pilota e una revisione della letteratura”, Ipnosi, n.2, 2021

Image by Bruno Henrique from Pixabay

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