Pioniere in Italia, sei anni fa, è stato il Prof. Enrico Facco dell’Università di Padova.

In quel caso non era stato possibile usare nemmeno un anestetico locale, perché la paziente era allergica a qualsiasi farmaco. Quindi, niente anestesia generale, né antidolorifici. Si trattava dell’asportazione di una formazione tumorale alla gamba.

L’esperienza era stata riportata da Facco e colleghi sulla rivista scientifica Anaesthesia, con tanto di filmati della preparazione all’ipnosi della giovane e di ciò che era avvenuto in sala operatoria, nonché ripresa dal magazine di neuroscienze Brainfactor.

Ma questa volta si è trattato di una operazione al cervello, per asportare un ematoma subdurale dovuto a trauma cranico. E un anestetico locale è stato usato nel momento di separazione della pelle dall’osso.

A indurre nel paziente lo stato ipnotico, il giovane neurochirurgo Andrea Cividini, che ha affiancato nell’intervento – il primo a Legnano in cui è stata usata l’ipnosi al posto dell’anestesia generale – il primario Roberto Stefini.

“Ho rivissuto i miei inverni da bambino, con gli amici. Ci tiravamo le palle di neve senza guanti, finché, dal gelo, non sentivamo più le mani. Il dottore mi diceva che sarebbe successa la stessa cosa alla mia testa. E così non ho avvertito dolore”, ha detto il paziente al Corriere della Sera.

“Finalmente anche qui da noi, dopo le imprese di alcuni ricercatori e clinici lungimiranti, vediamo tanti giovani medici abbracciare l’ipnosi quale metodo terapeutico naturale e senza effetti collaterali. A quanto sembra, i nostri sforzi di promozione della pratica ipnotica in Italia iniziano a dare risultati…”

Questo ha dichiarato Marco Mozzoni, fondatore del Centro di Ipnosi Clinica di Roma e autore del libro “Ipnosi in pillole” (Armando Editore, 2018).

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