VERONA – Molti Italiani credono ancora che l’ipnosi sia una manipolazione psichica (18%) e una tecnica da mentalista (9%): alcuni la additano come pratica non scientifica relegata nell’esoterico. Pochi conoscono i suoi utilizzi in ambito medico (19%), nella terapia del dolore (29%), nella prevenzione (20%), nel trattamento di patologie specifiche (16%). Inoltre, più del 51% dice di non sapere cosa sia l’autoipnosi e solo il 14% la intende come pratica utile a fare da sé al bisogno. Nonostante ciò, il 57% si dichiara propenso a “provare”, rappresentando un’ampia domanda in crescita tendenziale.

Sono i risultati della prima Indagine sull’ipnosi in Italia. Realizzata dal Centro di Ipnosi Clinica di Roma in collaborazione con la rivista critica di neuroscienze Brainfactor, verrà presentata al congresso della Società Italiana di Ipnosi, in corso a Verona dal 21 al 23 ottobre. La ricerca è integrata da una inchiesta realizzata dagli studenti del Laboratorio di Comunicazione giornalistica della Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, che rileva nel Paese “una grande confusione generale”, alimentata da una buona dose di disinformazione e da “molte definizioni, molte teorie” sfornate da un settore che stenta ancora a trovare punti fermi chiari e comprensibili.

“In Italia – dice il dott. Marco Mozzoni, professore a contratto in Bicocca e coordinatore dello studio – la percezione distorta dell’ipnosi rispecchia lo stato dell’informazione disponibile. La responsabilità è anche degli operatori, che comunicano in modo non sistematico, frammentario, poco coerente, non riuscendo a trasmettere un’idea chiara sui fondamenti scientifici e sull’efficacia clinica della pratica. I primi ad esserne danneggiati sono i pazienti, che si vedono negato il sacrosanto diritto a una corretta informazione sui metodi clinici a disposizione. L’ipnosi, quando praticata da professionisti sanitari abilitati, può infatti migliorare la loro salute, ma loro non lo sanno o se ne fanno un’idea sbagliata, depistati dai ciarlatani di turno. Negli altri Paesi da anni i sistemi sanitari promuovono la pratica ipnotica anche negli ospedali, ottenendone in cambio fra l’altro un sostanzioso risparmio sui costi delle cure”.

Nota di metodo: l’indagine è stata condotta online su un campione di circa cento persone tra il marzo e l’agosto 2016, prevalentemente adulti fra i 21 e i 60 anni (90%), di cui il 52% maschi e il 48% femmine. Per approfondire: Marco Mozzoni, Alessandro Baffigi, Vittorio Grecchi, Ambrogio Pennati, “Indagine sull’ipnosi in Italia. Studio pilota sulla conoscenza della pratica ipnotica in Italia: risultati, prospettive di ricerca, proposte di intervento”, Società Italiana di Ipnosi, Verona 2016.

Marco Mozzoni è disponibile per interviste al numero di servizio 345-8248212.

 

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