DAVOS – Quest’anno l’ipnosi ha riscosso l’attenzione del mondo intero grazie all’intervento del Prof. David Spiegel al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Docente di psichiatria all’Università di Stanford, Spiegel ha spiegato come la pratica ipnotica può rimpiazzare i farmaci oppiacei nel trattamento del dolore, consentendo un notevole risparmio dei costi sanitari mondiali, oltre ad assicurare migliori outcome ai pazienti.

“La medicina moderna – dice Spiegel – porta con sé il pregiudizio che i soli interventi reali siano quelli fisici come l’ingestione, l’iniezione e l’incisione, dimenticandosi uno strumento terapeutico potente: il cervello umano. Ma la ricerca scientifica più recente ha dimostrato in modo indiscutibile che il cervello umano è capace di regolare il corpo, modificandone le percezioni, il funzionamento, il metabolismo, i tempi di sopravvivenza”.

“Uno dei principali effetti ipnotici è la dissociazione, che avviene quando la regione frontale del cervello alla base delle funzioni esecutive si connette con l’insula, area profonda coinvolta nel controllo mentale delle funzioni corporee, nella percezione dell’ansia e del dolore. In questo modo hai un controllo migliore del tuo corpo e sollievo dal dolore. Nello stesso tempo ha luogo una disconnessione delle regioni alla base dell’autoriflessione cosciente, così non ti preoccupi di quello che stai facendo, ma lo fai semplicemente”.

Nel suo intervento Spiegel ha ricordato che un americano su tre assume farmaci antidolorifici oppiacei e il tasso di mortalità per overdose accidentale è più che triplicato dal 2000 ad oggi, con 64.000 decessi all’anno. In contrasto “l’ipnosi non uccide, non ha effetti collaterali, ma può ridurre il dolore; in un nostro recente studio i pazienti oncologici trattati con ipnosi e autoipnosi hanno percepito la metà del dolore e sono vissuti più a lungo rispetto ai pazienti trattati in modo convenzionale”.

Sempre a Davos la ricercatrice dell’Università di Stanford Alia Crum ha spiegato in che modo la mente e le diverse attitudini mentali (mindset), come le aspettative di guarigione, siano in grado di trasformare l’esperienza umana, agendo sulla salute fisica, sulla performance e sul benessere generale attraverso l’attivazione di una serie di risposte neurobiologiche a livello del sistema nervoso, del sistema immunitario, del sistema cardiovascolare, del sistema endocrino, del sistema digestivo e respiratorio.

Un semplice cambiamento di attitudine mentale rispetto a un lavoro ordinario come fare le pulizie, ad esempio, può portare a miglioramenti progressivi della salute in termini di riduzione della pressione e del peso, come sarebbe successo se fossimo andati in palestra. Uno studio recente ha dimostrato che il semplice pensare che mentre si lavora stiamo in realtà facendo “esercizio”, in soli quattro giorni si traduce in maggiori benefici fisiologici misurabili rispetto al gruppo di controllo.

“Cose come avere un cuore in salute e un peso forma – dice la Crum – dipendono non soltato da quello che facciamo, ma da ciò che pensiamo rispetto a quello che facciamo. L’attitudine mentale che scegliamo di mantenere, la mindset, influenza i risultati di ciò che stiamo facendo, modificando la nostra attenzione, la nostra motivazione, il nostro umore e l’intera fisiologia del nostro organismo”.

In questa immagine Alia Crum illustra in modo efficace il ruolo che la mindset può giocare nel sistema economico mondiale nel contesto della salute globale:

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